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the secret everyday life of a struggling independent director

Il mio binge watching delle feste aka consigli per la visione Parte 2


Come anticipato eccomi a fare seguito al post precedente sulle serie a cui sto dedicando il mio personale binge watching festivo anche se ormai le feste sono già, ahime, finite come purtroppo le tre serie di cui sotto.
Devo ammettere di non essere, sebbene appassionata di telefilm oltre che, ovviamente, di cinema, una di quelle sempre sul pezzo per quanto riguarda le nuove produzioni, quindi spesso mi ritrovo a guardarne una nuova già dopo che una buona parte degli episodi sono già stati trasmessi oppure addirittura un’intera stagione. In questi casi ho addirittura superato me stessa e ho saltato a piè pari l’intera serie per poi scoprirla solo a giochi fatti per poi cominciare a guardarle e chiedersi perché non le ho guardate prima, un classico, eh?!
Ecco quindi quelle che non sono più in programmazione ma secondo me assolutamente imperdibili per chi magari, come me, se le è lasciate sfuggire al primo giro.

Breaking Bad
Canale: AMC
Starring: Bryan Cranston, Aaron Paul, Anna Gunn

breaking bad

Ok, quanti di voi come me, quando è cominciata, aveva un amico/a che già al primo episodio ha provato a convincervi e voi “Ma non so, una serie su un professore di chimica malato che si mette a fare metanfetamina, non è il mio genere.” “Ma no guarda, devi vederla, dammi retta!” “Mah, magari do un’occhiata ma non fa per me”. Ecco, quanti di voi hanno sostenuto questo dialogo o qualcosa di simile alzi la mano. Io sono colpevole ed ho scoperto la serie quando ormai stava finendo e quando ho guardato con attenzione il primo episodio, dopo aver fatto il tentativo guardando qualche trailer che però non mi aveva ancora convinto, ho preso la zappa e me la sono tirata sui piedi chiedendomi come avessi fatto ad ignorarla con tanto di arrabbiatura verso i miei sopracitati amici a cui ho rivolto un pietosissimo “Ma perché non mi hai costretto a vederla?!”. Ecco, vi lascio immaginare la loro risposta.

Inutile dilungarmi nella spiegazione della trama, tanto tutti la conoscono, mi soffermo invece sulle caratteristiche che vi permetteranno di riconoscere un fan della serie da anche solo uno dei seguenti atteggiamenti apparentemente senza senso:
1- ha chiamato un animale domestico, un oggetto a lui/lei caro o anche solo se stesso “Heisenberg”.
2- fa risolini sospetti, gli si illuminano gli occhi o accenna saltelli di gioia ogni qualvolta vede qualcosa di azzurro a pezzetti (uno specchio, un mosaico mosaico, dei biscotti rotti glassati, dei confetti,…)
3- fa battute strane sugli avvocati criminali, o meglio sui “criminal lawyers” con malcelata enfasi sul “criminal”
4- usa uno “Yo, bitch!” come intercalare a qualsiasi cosa, anche dopo un semplice “Passami il sale”.
Per chi: per chiunque non abbia vissuto su Marte negli ultimi anni.

The wire
Canale: HBO
Starring: Dominic West, Idris Elba

The wire

Questa è una di quelle serie che quando è andata in onda (dal 2002 al 2008) praticamente nessuno se l’è filata. Nessun premio, nessuna fan base, niente titoloni, insomma, passata praticamente in sordina senza che quasi nessuno se ne accorgesse, eppure è andata avanti sorniona per 5 stagioni. Poi è successo che, non si sa come, con un po’ di passaparola, un po’ di streaming, un po’ di on demand, si è fatta conoscere e, come si dice in questi casi, è diventata un cult, dapprima sempre di nicchia poi sempre meno fino ad arrivare all’ultimo paio d’anni in cui si legge sempre più spesso in giro di The wire come la miglio serie, o una delle migliori serie, del decennio.
Come? Cosa? Dove sta il trucco? Ma se nessuno l’ha vista! Eppure era stata trasmessa dal canale HBO, quello di Sex and the city per intenderci. Ebbene, se dovessi cercare di descriverla, The wire è un po’ come quel ragazzo brutto, sporco e cattivo che però l’amica strana vuole farti conoscere e tu pensi che no, è troppo brutto, sporco e cattivo per te, che hai altri gusti. Lo sbirci da lontano un po’ di volte e niente, non ti piace, poi una volta, per una serie di sfortunati eventi, ci esci e pensi “Wow… ma è strafigo! Dove ti eri nascosto fino ad adesso?”.

Ecco, The wire è così, una serie che non ha niente della bellezza e della ricerca stilistica di altre sue simili (tipo CSI, Criminal minds, NCIS,…) non è intrattenimento, non è spettacolo, non ha teatrini e ammiccamenti per ammorbidirsi per lo spettatore, no, ha solo tutta una crudezza descrittiva che è un pugno nello stomaco ma allo stesso tempo qualcosa da cui non ti puoi staccare. E’ una serie che indaga sul peggio che la società offre, droga, soldi, media, corruzione, e lo fa senza infiocchettare nulla ed è per questo che è così diversa dalle altre. E’ stata scritta infatti da un ex giornalista del Baltimore Sun e di giornalistico mantiene chiaro il taglio ed il tono d’inchiesta insieme ad una descrizione meticolosa sia dei personaggi che delle situazioni. The wire potrebbe essere ambientata in qualsiasi anno, dagli anni 80 ai giorni nostri, e ci starebbe sempre bene, è ambientata a Baltimora, città piena di contraddizioni, da sede della prestigiosa Johns Hopkins University, del porto più trafficato degli Stati Uniti a città dal tasso di omicidi tra i più alti della Nazione, l’unica a tener testa a Detroit per intenderci.
Se la guardate in inglese vi consiglio i sottotitoli, in inglese o in italiano, a meno che, ovviamente, non siate esperti dello slang degli spacciatori di droga di colore della periferia di Baltimora, o meglio Balmore, come viene chiamata dai suoi abitanti che hanno anche loro un accento del tutto particolare e, a quanto pare, ben riconoscibile in tutti gli Usa.
Un’ultima cosa, non chiedetemi qual è il mio personaggio preferito, perchè non lo è nessuno, o tutti. Ogni personaggio è infatti descritto talmente bene che anche quelli minori possono stare sul gradino più alto del podio.

PS: no non ho finito di vedere tutte le stagioni, le prime due le ho divorate poi, arrivata alla terza, ho rallentato perchè non potevo sopportare l’idea di finirla, ho voglia di avere sempre un episodio nuovo da vedere. Perchè The wire è true love, come quella storia d’amore che, tra le tante, vorresti non finisse mai, ecco perchè.
Per chi: per chiunque possa capire la semplice frase “The wire is the best show ever!”.

24
Canale: Fox
Starring: Kiefer Sutherland

24 LAD
Va bene, un’altra serie con poliziotti, pericoli per l’intera umanità che si susseguono episodio dopo episodio, esplosioni, inseguimenti, agenti speciali, scazzottate, il solito protagonista supereroe che salva il mondo a suon di sparatorie e e chi più ne ha più ne metta, insomma. Cosa può avere di nuovo e di diverso una serie con queste premesse? In effetti non molto, poi però si guarda il primo episodio e già si capisce che no, non è proprio la solita vecchia serie d’azione ma qualcosa di non ancora visto prima.
Innanzitutto la formula. Gli eventi sono infatti narrati in tempo reale, ovvero ogni stagione è suddivisa in 24 episodi (sì, 24, mica bruschini) ed ogni episodio rappresenta un’ora in una giornata, il che ci porta ad assistere a giornate, diciamo, abbastanza impegnate ed impegnative.
Poi il protagonista: In ognuno di questi giorni il nostro eroe, l’ormai mitologico Jack Bauer, salverà il mondo da una minaccia diversa ogni stagione ma mica robine così, roba tipo bombe nucleari, attacchi terroristici, epidemie mortali et similia, giusto per essere sicuri. Da buon eroe non ama molto le regole, all’inizio comincia buono buono (vabbeh, forse per qualche secondo all’inizio di ogni stagione) per poi mandare regolarmente a ramengo metodi, regole, capi e tutto il CTU (il fantomatico Centro anti terrorismo dove il nostro lavora) e aggrapparsi con una mano al primo elicottero di passaggio continuando a sparare e a uccidere i cattivi con l’altra.
In più ci sono l’utilizzo massiccio dello split screen in modo da vedere contemporaneamente l’azione di più luoghi e delle lunghe e frenetiche conversazioni al telefono, praticamente protagonista aggiunto della serie visto che almeno la metà delle battute vengono dette in collegamenti telefonici tra la sede ed i vari agenti proprio per immergerci ancora di più nell’azione.

Se si comincia a vedere il primo episodio si entra in un universo in cui non ti puoi perdere più niente, non mi azzardo solo a dire che se ti perdi una puntata non puoi più andare avanti ma di più, se solo ti perdi un quarto d’ora, perchè magari qualcuno ti chiama al telefono o la lavatrice ha finito il ciclo, non arriverai neanche alla fine tante sono le cose che succedono in ogni singolo episodio.
Insomma, adrenalina allo stato puro, trame che neanche 12 film apocalittici messi tutti insieme, azioni e capacità sovrumane dell’ultimo vero American hero che tv ha creato, della serie cos’era il mondo prima di jack Bauer? Se non ci credete fate una ricerca google sul protagonista, le parodie sono innumerevoli, le battute, le descrizioni e soprattutto i Jack Bauer facts, gli unici a superare i meme di Chuck Norris, il che è tutto dire!
Come riconoscere infine un fan di 24? Dal fatto che “Damn it!”, vera frase simbolo della serie, è ormai un intercalare abituale e che più di una volta ha pensato di utilizzare il suono del telefono del CTU come ringtone del proprio cellulare (cercare CTU ringtone su youtube per credere).
Per chi: per chi ha voglia di adrenalina, pura, tanta.

Ecco, sicuramente ci sono tante altre serie da riscoprire ma queste tre sono quelle che mi hanno tenuto, e mi stanno ancora tenendo, attaccata allo schermo ogni volta. Voi che ne pensate? Altri fan di Breaking bad-The wire-24 come me la fuori?

Alla prossima.

2 risposte a “Il mio binge watching delle feste aka consigli per la visione Parte 2

  1. Elisa 10 gennaio 2015 alle 07:22

    Io sto indietro con un sacco di visioni! Non mi sono bastate le feste per recuperare. Ho ancora l’ultima di Homeland da finire, la S05 di Downton Abbey, The Good Wife lì da una vita, Breaking Bad già finita da secoli e io ancora indietro!😥 e chissà quanto altro ancora.
    Sto cercando di impegnarmi a non iniziare serie nuove senza prima finire le altre. Una specie di crociata.
    Bel blog!

    • noolyta 10 gennaio 2015 alle 11:31

      A chi lo dici, io pure! Ogni volta poi se ne aggiunge qualcun’altra e diventa un circolo senza fine. Io mi sono vista anche The Knick in due giorni d’ozio insieme a Transparent ed ho anch’io The good wife che è lì che mi aspetta insieme a Downtown Abbey, Nashville e Fargo… insomma, un pout pourri di trame che non conoscerà fine! Grazie di essere passata e buona visione anche a te🙂

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